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domenica, novembre 30, 2003
" Canto e canterò dritta è la mia musica... canto e canterò e ritrovo l'anima col mio canto ucciderò l'ombra della sera... quante strade corrono sulle linee di una mano tanti fiori sbocciano quando il sole sorge piano piano quante volte nascerò prima della vita che non muore mai...."
(da "Largo walzer" di Riccardo Tesi e Banditaliana)
Che tristezza leggere queste notizie..........
Da www.adnkronos.it : AN: GASPARRI, LA GUZZANTI PROVA CHE SINISTRA E' ANTISEMITA
''VERGOGNOSO QUANDO IN TV HA PARLATO DI 'RAZZA EBRAICA''' Arezzo, 30 nov. (Adnkronos) - ''La realta' conferma la statistica. Basta vedere Sabina Guzzanti e vedere l'antisemitismo della sinistra italiana, addirittura in televisione''. Cosi' Maurizio Gasparri, leader della Destra Protagonista di An, a margine della convention di Arezzo, ha commentato una ricerca rivelata dal quotidiano israeliano Ha'Aretz, secondo la quale l'antisemitismo e' diffuso anche a sinistra. ''Penso che sia stato vergognoso quello che ha detto la Guzzanti in tv quando ha parlato di 'razza ebraica' e che la tv pubblica possa ospitare delle esibizioni che offendono la comunita' ebraica. E' una cosa veramente preoccupante''. ----------------------------------------------------------------------------- Facendo un passo indietro....
Dallo spettacolo "Non censureRAI" di domenica 23 novembre; Sabina Guzzanti: "....la cosa che mi ha fatto veramente imbestialire è stata tutta la vicenda riguardo alla razza ebraica , perchè l'ho trovata la tipica montatura fasulla e infame, perchè comunque non c'era nessun appiglio nella battuta, perchè la battuta era chiarissima; io dicevo: se dici "razza ebraica" sei antisemita, se dici Israele non lo sei; quindi non c'era proprio nessun motivo per cui si potesse dire che si trattava di antisemitismo, e invece tutti quanti l'hanno usata come una scusa per la censura; il CDA della Rai ha impugnato questa motivazione fino in fondo....quelli di Forza Italia io li capisco...ma anche Rumi , che ad esempio è un uomo colto del Consiglio d'Amministrazione della Rai, è un cattolico, dico, ci poteva anche arrivare con la sua testa, tra l'altro, Rumi che è cattolico...l'antisemitismo l'hanno inventato i cattolici....anche la censura televisiva l'hanno inventata i cattolici.....come direbbe un Uomo che forse a Rumi dovrebbe essere molto vicino, "guarda la trave nell'occhio tuo e non pensare alla pagliuzza nell'occhio altrui"........."
"Lei sta all'orizzonte. Mi avvicino di due passi; lei si allontana 10 passi più in là. Per quanto io cammini non la raggiungerò mai, quindi a che cosa serve l'utopia? Serve a questo: a camminare"
(E. Galeano)
 Vauro....da "il manifesto" del 28-11-03
giovedì, novembre 27, 2003
"...Cosa ho imparato in questi anni cosa ci vedo in questi giorni come crescerò...come crescerò sento fischiare forte il vento non sono mai stato contento quando crescerò...quando crescerò se si potesse dare un senso a tutto questo cielo immenso se ci riuscirò...se ci riuscirò sarà veramente poesia... sarà veramente poesia..."
( da "Questi anni" di Enrico D.G. )
mercoledì, novembre 26, 2003
"Ti leggo nel pensiero"
Faccio a pugni con te poi ti vengo a cercare benedico e ringrazio e maledico il mondo com'è e mi domando perchè ti dovrei chiamare tutte le volte che passi e ti fermi lontano, lontano da me
Sarà come sarà se sarà vero sarà come sarà sarà che mi dirai vai avanti e poi nasconderai la fine del sentiero però, ti leggo nel pensiero
Le mie chiavi di casa puoi tenertele tu per trovarmi una stanza ed un letto in affitto non mi servono più sarà che mio vedrai nascondermi durante il temporale e rialzare la testa e bestemmiare quando torna il sole
Sarà come sarà se sarà vero sarà come sarà sarà che inciamperò da qualche parte e poi ripartirò da zero però, ti leggo nel pensiero
E chiedimi perdono per come sono perchè è così che mi hai voluto tu prendimi per il collo prendimi per mano che non mi trovo più
Torno a casa la notte e non mi lasciano entrare e nemmeno ci provo a chiamarti per nome e nemmeno ci provo a bussare ma tu davvero sai prendere il miele e trasormarlo in pane davvero sai pescare un uomo caduto nel mare
Sarà come sarà se sarà vero sarà come sarà lì mi vedrai davvero poco prima dell'alba quando il buio è più nero però, ti leggo nel pensiero ti leggo nel pensiero.
( F.De Gregori - dall'album "Mix")
Finalmente il sito www.igirotondi.it è tornato a vivere; si può vedere tutto lo show "Non censureRAI" di domenica scorsa a Roma con Sabina Guzzanti e tanti ospiti.....lo consiglio a chi se lo fosse perso...
lunedì, novembre 24, 2003
domenica, novembre 23, 2003
....Serata surreale, ascoltando lo spettacolo di Sabina Guzzanti a Controradio....che strano, niente televisione, niente immagini, solo parole che corrono nell'aria.......mi sono immaginato tutte le facce di Sabina, e di tutti gli ospiti.......è importante usare l'immaginazione, la fantasia....ma soprattutto avere la passione....la passione........e come ha detto la Guzzanti.....NON FINISCE QUI !!!.......di certo non finisce qui, non si può sempre stare zitti e sopportare tutto in silenzio.......A presto. Enrico D.G.
sabato, novembre 22, 2003
Poichè il sito www.igirotondi.it è temporaneamente in "tilt", se volete firmare l'appello contro la sospensione del programma "RAIOT" di Sabina Guzzanti potete andare al sito: www.bobi2001.it .
Proprio da questo sito si hanno le seguenti informazioni:
La seconda puntata di RAIOT verrà trasmessa in diretta da Sabina Guzzanti all'Auditorium di Roma domenica 23 novembre alle 20.30 nella sala grande da 2.500 posti. Nella Cavea esterna verrà installato un maxi schermo per consentire una larghissima partecipazione di pubblico. Verrà proiettata la seconda puntata della trasmissione sospesa dalla decisione del CdA Rai.
Abbiamo avuto l'autorizzazione da parte di Sabina Guzzanti a riprendere e mandare in onda via satellite lo spettacolo. In molte città si installeranno schermi e maxischermi per manifestare il no alla censura.Invitiamo tutti coloro che sono interessati ad attivarsi per riempire teatri, palasport, case del popolo, circoli privati e locali.
---------------------- A Firenze lo spettacolo sarà trasmesso al TEATRO PUCCINI, ore 20:30
giovedì, novembre 20, 2003
mercoledì, novembre 19, 2003
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Per firmare online questo appello andate su www.igirotondi.it :
NO ALLA CENSURA SOLIDARIETA' A SABINA GUZZANTI PREPARIAMOCI ALLA MOBILITAZIONE |
Il CDA della RAI ha chiesto al Direttore Generale di RAITRE di valutare l'eventuale sospensione del programma RAIOT di Sabina Guzzanti. Crediamo che, come nel caso di Santoro, Luttazzi e Biagi, questo sia un grave caso di censura televisiva. Proprio per questo riteniamo sia utile firmare la nostra solidarietà a Sabina Guzzanti con il seguente appello indirizzato a Raitre:
"Esprimiamo la nostra solidarietà a Sabina Guzzanti per il tentativo di censura che il CDA della Rai sta perpetrando nei suoi confronti. Non accetteremo questo ennesimo colpo di mano antidemocratico e pertanto la invitiamo a non sospendere la regolare programmazione della trasmissione Raiot. Restiamo in attesa di una saggia decisione ma siamo pronti ad una mobilitazione immediata nel caso di una clamorosa censura televisiva. "
Preparandoci realmente a mobilitarci nel caso che il Direttore di Raitre decida di censurare il programma. |
PERCHE' ELIMINANO I PROGRAMMI PIU' INTELLIGENTI E LASCIANO QUELLI STUPIDI ???
" Il Cda della Rai, riunito stamattina, ha invitato il direttore generale, Flavio Cattaneo, a sospendere il programma di Raitre "RaiOt" con Sabina Guzzanti. La sospensione dovrebbe essere temporanea, almeno fino a quando non siano state valutate le implicazioni legali. Le rimanenti cinque puntate della contestata trasmissione continueranno a essere registrate ma, per ora, non saranno trasmesse...." ( da www.repubblica.it )
martedì, novembre 18, 2003
Il Marinaio
Siedi serena e aspetti il tuo uomo che torna domani, se il cielo vorrà... cerchi il sorriso con cui ti lasciò fra i solchi scuri che il tempo disegna sul viso di chi naviga il mare, ed è sempre domani
e se il cielo vorrà... Te l'ha giurato e sai tornerà l'uomo che amavi non mentiva mai. Aspetti serena ogni uomo che torna dal mare lontano verso il quale partì... Forse da anni lui naviga già lungo correnti che non porteranno ai tuoi fianchi il suo amore, mai più... ed è sempre domani e se il cielo vorrà.,, Te l'ha giurato e sai tornerà; l'uomo che amavi non mentiva mai.
Angelo Branduardi
domenica, novembre 16, 2003

Questa foto è stata scattata da David Lees a Fabio Signorini, uno studente di 10 anni, nel 1952. Dietro di lui 50.000 cartoline! La maestra di Fabio aveva chiesto a tutti gli alunni di portare a scuola le cartoline che avevano in casa per fare una lezione di geografia; Fabio quel giorno scoppiò in lacrime perchè nè lui nè la sua famiglia avevano mai ricevuto una cartolina. La maestra grazie ad una lettera ad un giornale e alle Poste Italiane, riuscì a far giungere al ragazzo ben 50.000 cartoline! Enrico D.G.
Stasera ho visto questa bella mostra fotografica che consiglio a chi passa da Firenze:
David Lees. L’Italia nelle fotografie di LIFE
Firenze - Galleria degli Uffizi, Reali Poste Dal 19 ottobre al 30 novembre 2003 Ingresso libero
Ecco alcune cose scritte da David Lees:
"Che cos’è una bella foto? Per me è come un quadro agli Uffizi: bella luce, forme giuste. Certo, dev’esserci anche un contenuto. Prima della guerra ero un appassionato dilettante che faceva foto senza senso. Mi piacevano, le trovavo belle. Non le potevo vendere, ma era una passione che volentieri alimentavo. Poi partii soldato: Albania, Francia, Svizzera. Tornai a Firenze dopo sette anni e mezzo. Era distrutta. Per fortuna ritrovai mia madre Dorothy. L’avevano arrestata perché inglese, oltre che giornalista (scriveva sul Times), e non poteva più lavorare. Dovevo dunque fare qualcosa anche per lei. Mi ricordai allora della vecchia passione e divenni fotografo. Tra LIFE e Magnum, la grande agenzia fotografica, c’era una differenza sostanziale: alla Magnum tutti dovevano organizzarsi in proprio, erano totalmente autonomi e soli. LIFE, invece, era un’enorme organizzazione che ti aiutava, ti finanziava, ti spianava la strada. Quando dovevi partire predisponeva tutto, dal volo all’albergo ai contatti. Dubito che avrei potuto lavorare col sistema Magnum e se ripenso all’esperienza con LIFE credo che indubbiamente sia andata meglio così. Una volta a Roma mi invitò a cena Bob Capa. Era molto famoso e girava con una bellissima modella di Dior, cinese. Al ristorante mi propose di passare alla Magnum. In quel periodo da LIFE avevo già piccole proposte, ma ancora non era una cosa sicura. Capa mi vide incerto e mi disse "D’accordo, vado in Indocina e quando torno mi dai una risposta". Fu il suo ultimo viaggio. Il destino decise anche per me.
"Da fiorentino, penso che l’evento più importante che ho coperto è stata l’alluvione del ’66. Quando l’Arno ruppe gli argini vivevo a Roma ed ero a casa, malato. Dei miei a Firenze non ci viveva più nessuno dacché mia madre e mio padre erano morti proprio nella primavera e nell’estate di quell’anno. A darmi notizia del disastro fu la Seiberling da New York. Il giorno dopo, su un volo militare, raggiunsi Pisa e da lì, in elicottero, arrivai a Campo di Marte. Atterrai dentro lo stadio. La città era ridotta in condizioni tremende. Ricordo Carlo Barocchi, un amico gioielliere che aveva il negozio su Ponte Vecchio. Lo vidi in ginocchio in mezzo al fango tentare di recuperare le cose perdute.
"In quell’occasione dovetti fare una scelta, molto criticata dagli amici fiorentini. Sostenevano che gli esseri umani sono la cosa più importante. Vero. Ma nelle foto che in quei giorni scattai a Firenze privilegiai le opere d’arte. Le alluvioni ci sono tutti i giorni in tutto il mondo e gli esseri umani soffrono dappertutto. Ma una città come Firenze era stata colpita soprattutto nel suo patrimonio artistico e quello fu il tema che decisi di documentare. A Longarone, distrutta dal crollo della diga del Vajont, la tragedia era stata soltanto umana, a Firenze la cosa era diversa. Mi concentrai dunque sul disastro artistico: andai in Santa Croce, in San Marco, all’Accademia, vidi pale e sculture emergere dal fango. Andai alla Biblioteca Nazionale, nello stesso giorno in cui arrivò in visita Ted Kennedy. Furono momenti davvero speciali. In seguito mi fermai a lungo a Firenze per seguire i restauri."
sabato, novembre 15, 2003
"......Dove sono i generali che si fregiarono nelle battaglie con cimiteri di croci sul petto, dove i figli della guerra partiti per un ideale per una truffa, per un amore finito male: hanno rimandato a casa le loro spoglie nelle bandiere legate strette perchè sembrassero intere. Dormono, dormono sulla collina dormono, dormono sulla collina....."
Da "La collina" di F.De Andrè
venerdì, novembre 14, 2003
Da www.unita.it : "....questa è una guerra personale dell'amministrazione Bush. Non dico neanche dell' America, perché offenderei tutti gli americani e non ne ho alcuna voglia. Questa terribile guerra è partita con l'offensiva di Pinocchio. Con le bugie, le bugie di Pinocchio. Colin Powell che mostrava i mezzi che trasportavano i gas iracheni…La pistola fumante... le armi chimiche... O abbiamo già dimenticato? E ha continuato a essere guerra di Pinocchio anche quando Bush è salito sulla portaerei per dire che era finita. Invece cominciava, a quanto pare. E la parola “dopoguerra” non è un'altra delle bugie di Pinocchio?..." ( Andrea Camilleri )
".....la guerra è una sconfitta per tutti. Anche per noi pacifisti che non l’abbiamo voluta. È una sconfitta perché non siamo riusciti a impedirla. Quando uno, dieci, venti ragazzi che si sono svegliati la mattina, la sera non vanno a dormire perché sono morti, non c’è più spazio per le polemiche politiche ma solo per il pianto. E per la riflessione. Spero che si inizi a riflettere. Su questo: la guerra è così, è sempre così. L’unica verità della guerra è la morte. L’unica sua conseguenza è la sconfitta...." ( Gino Strada )
giovedì, novembre 13, 2003
Da www.unita.it :
I professionisti
del cordoglio
PAOLO VILLAGGIO
Sono le tre del pomeriggio, sto tornandoa casa in macchina e sono rimasto, co-me
sempre, imbottigliato nell’atrocetraffico di Roma. Però oggi c’è qualcosa di
atipico: scorte, sirene e macchine blu che scendono arroganti per le vie del centro.
Erano loro, i professionisti del cordoglio, tut-ti a correre verso gli intervistatori, sedi di
partiti, dove avrebbero mostrato delle faccedistrutte. Arrivato a casa li ho visti quasi
tutti e la sensazione più sgradevole era che, tutti, mostrassero un dolore solo di facciata.
E, tutti, a maledire quell'evento, quasi fosse un evento non prevedibile anzi, senza rischi,
quasi che quei poveracci fossero stati manda-ti in gita scolastica. Missione di pace si dice-va,
non si parlava, invece, di mandati in guerra, e in che guerra! Una guerra terribile
e spietata. Chirac e Schroder non erano d'ac-cordo fin dall’inizio con quella voglia texana
di Bush, sempre pronto a menar le mani, come gli inglesi del resto. Sempre pronto a
dare ai suoi futuri elettori l’immagine di un uomo forte. Ma noi non siamo, per nostra
fortuna, né coraggiosi né forti, ma il nostro primo ministro voleva diventare l’amico pri-
vilegiato del presidente americano. Voleva essere ricevuto nel mitico ranch del padrone
del mondo.
La partita di calcio è stata mandata in onda sulla sconda rete e, a Porta a Porta c'era già
un’attività frenetica: quale migliore occasio-ne per esibire finti cordogli e raggiungere
ascolti insperati? La nostra è una cultura cat-tolica e, quindi, ipocrita; è una cultura cinica
che usa il dolore per fare dei grossi ascolti televisivi. Le due ore di televisione che ho
subito sono state a dir poco estenuanti, ognu-no a caccia di voti, di ascolti, e di numeri di
quotidiani venduti. Il vero dolore, il dolore terribile, pietrificato,
e ormai senza possibili lacrime, è quello di un madre vestita di nero nell’altopiano di
Gallura, alla quale danno freddamente la no-tizia che il suo bambino di vent’anni è mor-to
non si sa perché, né dove. E la sua faccia di pietra è la vera tragedia di questa vicenda.
Verrebbe voglia di organizzare a nostre spe-se un charter e mandare tutti questi addolo-rati
a fare da scudi umani di fronte alle caser-me dei nostri ragazzi in Iraq. E quello sì
sarebbe un atto di grande coraggio.
mercoledì, novembre 12, 2003
Dopo il dolore per l'attentato di oggi a Nassirya, la rabbia. Rabbia per quello che sta succedendo in Iraq ormai da mesi; rabbia per una guerra fortemente voluta dai governi di Stati Uniti e Gran Bretagna, che migliaia di persone hanno cercato fino all'ultimo di impedire; una guerra che non è mai finita, nonostante siano cadute le statue di Saddam e alcuni suoi fedelissimi siano stati catturati. Una guerra che ha causato fino ad oggi tra 7840 e 9668 vittime civilisecondo la banca dati IRAQ BODY COUNT (www.iraqbodycount.net), 388 morti tra i soldati americani (di cui 248 dopo che il Presidente Bush ha dichiarato la fine della guerra il primo maggio scorso)e 52 morti tra i soldati britannici. A questi si vanno purtroppo ad aggiungere le vittime di oggi: 18 italiani (12 carabinieri, 4 soldati e 2 civili) e 8 iracheni.Sono lecite alcune domande: dov'è scappato il dittatore ?Possibile che l'intelligence americana non riesca a scovarlo?Dove sono le armi di distruzione di massa, mai trovate nè dagli ispettori Onu, nè dai soldati americani?Dove sono queste armi, che dovevano rappresentare la causa scatenante della guerra?Si può combattere il terrorismo con azioni militari di questo tipo???
Enrico D.G.
Dolore per tutte le vittime dell'attentato di Nassirya. (E.D.G.)
"...Se in questa guerra morissi anch'io amore mio non ti disperar che in ogni posto lontano dal cuore c'è sempre un fiore che la guardia ci fa che in ogni posto lontano dal cuore c'è sempre un fiore che la guardia ci fa. Garbato amore mio ti dico addio, che me ne devo andar che poca voglia di fare il soldato io sono nato per stare con te che poca voglia di fare il soldato io sono nato per stare con te..."
Ivano Fossati
martedì, novembre 11, 2003

".....ALZATI CHE SI STA ALZANDO LA CANZONE POPOLARE SE C'E' QUALCOSA DA DIRE ANCORA SE C'E' QUALCOSA DA FARE..."
Ivano Fossati
domenica, novembre 09, 2003
Da "La Repubblica" del 9-11-2003:
Un nuovo cd, "Mix", un dvd con esibizioni dal vivo e videoclip segnano il ritorno in scena di Francesco De Gregori
"Innamorato della musica oggi mi sento più libero"
"Le canzoni non salvano il mondo ma come i libri e i film possono modificarlo" di GINO CASTALDO
ROMA - De Gregori sorride. La luminosa giornata autunnale, nel quartiere Prati, dove abita, corrisponde perfettamente al suo nuovo stato d'animo. Anzi, la prima domanda la fa lui: "Tutto quello che avreste voluto sapere su De Gregori e non avete avuto il coraggio di chiedere?". Sì, certo, ma andiamo per ordine. Sta per uscire (il 21 di novembre) un insolito doppio album intitolato Mix, che contiene canzoni di repertorio, alcune recenti versioni live e un paio di sorprendenti cover. La prima, segno ulteriore di un nuovo e più disincantato corso del più austero dei nostri cantautori è A chi, l'intramontabile successo degli anni Sessanta di Fausto Leali.
Come le è venuta in mente un'idea così poco prevedibile? "Quando abbiamo fatto il disco con Giovanna Marini, c'era un'atmosfera da band che vive in famiglia, e così una sera, finito il lavoro, ci siamo messi a suonare, io ho detto facciamo A chi, e al gruppo non è sembrato vero... e poi siamo non dico amici, ma le volte che ci siamo incontrati ci siamo stati simpatici. Io gli dicevo tu sei il "negro bianco" e io sono il "bianco stanco" e questo lo faceva tanto ridere".
Poi c'è I shall be released di Dylan, tradotta per l'occasione da De Gregori. Un omaggio alla grande guida? "Sì, è l'unico vero inedito, nel senso che in questa vesione, con un testo nuovo, non era mai stata incisa".
A proposito di Dylan, anche Lei, spesso e volentieri rivisita i suoi brani. Il pubblico non si arrabbia? "Intanto non è un atteggiamento che appartiene solo a Dylan. Anche il canto è strumento musicale quindi è anche rivisitazione, scansione ritmica, la canzone è una cosa viva. Intanto è una cosa mia, e quindi ne ho tutto il diritto, ma io amo e rispetto il pubblico, so di dovere tutto a loro, però odio quelli che vorrebbero che io cantassi come vent'anni fa, sono passati trent'anni e io sarei ipocrita a rifarla uguale. Sarebbe come dire a un chitarrista elettrico di fare sempre lo stesso assolo
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Dalle cover si comprende meglio che dietro il cantautore c'è anche un grande interprete? "Un cantante sì, lo sono di sicuro. Anzi la parola cantante è sicuramente quella in cui mi identifico di più. Oggi mi sento più libero, penso di non dover dimostrare più nulla, e allora mi butto, se poi per caso la canto male, pazienza, ma ci provo...".
Questo succede perché è anche innamorato della musica? "Assolutamente sì, della musica in generale. Sono curioso della musica di tutti. E sono stupito quando a volte uno che non mi piace, fa una bella cosa che mi incuriosisce. Succede con Moby, nulla di più distante da me, ma il suo disco l'ho consumato, oppure, non lo pensereste mai, con gli Articolo 31. A parte che mi è piaciuta la loro versione di Like a rolling stone, il loro nuovo singolo lo trovo geniale".
Che dire della sua fama di burbero, che l'ha accompagnata per anni? "Quando si crea un irrigidimento da una parte, corrisponde un irrigidimento anche dall'altra. Basta un incidente di percorso, e se uno non ferma questo circolo vizioso possono passare due o tre anni di incomprensione".
Eppure sembrava proprio che non avesse voglia di parlare? "Mah, se ripenso al passato, ci sono tante cose che non rifarei. Se devo pensare a quando ho fatto causa a Morandi, oggi mi sembra assurdo, ma ci sono momenti in cui ti viene di fare così. Di base c'è il fatto che non mi sono mai sentito parte del circo della mondanità, del mondo dello spettacolo, dell'essere simpatico a tutti i costi. In passato trovavo anche un po' vergognoso il momento in cui bisogna promuovere il proprio disco, oggi ho capito che non c'è niente di male".
In questa lunga fase di silenzio, c'è stato anche quello sulla politica, un riserbo assoluto. Forse pensava di dover parlare solo con la musica? "Bisogna anche avere la sensibilità e le capacità per scrivere una canzone diretta su certe questioni. Invidio molto quelli che ci riescono. Il mio modo di scrivere versi è legato al non detto, all'accenno, all'allusione piuttosto che al manifesto, alla canzone col dito puntato. Io del resto non ho mai nascosto il mio essere consonante alla sinistra, se me lo chiedono in un'intervista dirò sempre che Berlusconi mi fa schifo e che voto a sinistra, ma tradurre tutto questo in una canzone è diverso. Ho fatto canzoni che prendevano di mira la contemporaneità politica, vedi La ballata dell'uomo ragno, ritratto impietoso di Craxi, ma anche lì non era immediatamente decifrabile. Nanni Moretti ha sorpreso tutti, anche me, essendo anche lui molto riservato, ma si vede che gli erano proprio girate le palle, e aveva assolutamente ragione, ma credo sia stato il frutto di un impulso, più che di un ragionamento".
Quando ha proposto L'attentato a Togliatti sembrava un allusione alla situazione attuale? "No, sarebbe stato demenziale. Non c'erano messaggi criptati. Era solo l'amore per quel tipo di canzoni popolari. Come testimonia il fatto che dopo ho inciso un disco con Giovanna Marini, era un ritorno di innamoramento per quella tradizione, con un po' di fastidio, non lo nascondo, per il fatto che molta musica di altri paesi è diventata di moda nel nostro paese, quando poi noi abbiamo una tradizione straordinaria che viene ignorata".
Come si fa a trovare l'entusiasmo di continuare a fare canzoni senza soffrire di nostalgie? "Considerando la musica come un magma continuamente trasformabile. E' un mestiere vivo, vivace, non ho nostalgie, anche se i miei pilastri sono tutti di epoche antiche, e certamente non riesco a sentire oggi i dischi con lo stesso affetto con cui sentivo Sg.t Pepper o Transformer".
Oggi nessuno più pensa che le canzoni possano salvare il mondo. E' un giusto ridimensionamento o è un peccato? "No, è giusto. Nessuna canzone può salvare il mondo. Ma di sicuro le canzoni, così come i libri e i film modificano il mondo. Io sono perfettamente consapevole di fare cultura. Intendiamoci, così come la fa Gigi D'Alessio. Ognuno lo fa a suo modo".
Trent'anni dopo ha anche ritrovato la collaborazione con Venditti. Cosa è stato a riavvicinarvi? "La verità, con tutto quello che si è detto, con presunte canzoni scritte per parlarci contro, è che noi non abbiamo mai litigato. Siamo sempre rimasti amici, magari a tratti ci siamo allontanati, ci piacevano meno le cose che l'altro faceva, ma un legame è sempre rimasto. Poi c'è stata la morte di Giorgio Lo Cascio, l'amico cantautore con cui avevamo condiviso i primi anni al Folkstudio. Questo ci ha unito di nuovo. E alla fine è venuta fuori l'idea della canzone. Mi sono divertito anche qui a rovesciare le aspettative. Comincia con 'Sono Antonello...' ma a cantare sono io".
(9 novembre 2003) |
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sabato, novembre 08, 2003

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Continua il dibattito sulla lista unica del centrosinistra; questo è l'intervento di Antonio Di Pietro.
Le mie domande a Prodi
di Antonio Di Pietro |
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Caro direttore, la risposta di Romano Prodi all´appello di Nanni Moretti mi convince ma ha bisogno di essere completata. Moretti si appellava alle forze politiche del centrosinistra con una richiesta chiara e precisa: «Trovare il modo di stare tutti insieme intorno ad un programma condivisibile», al fine di battere le destre e di offrire al paese un progetto di governo più credibile e meno inquinato dai molteplici conflitti di interessi incarnati dal governo Berlusconi. Per Moretti - e per tanti altri, a cominciare dai sottoscrittori dell´appello di Achille Occhetto - è controproducente arroccarsi nella costruzione di una "mini-lista a tre" (Ds, Margherita e Sdi) escludendo gli altri (o comunque nulla facendo per includerli). Anche Prodi afferma di pensarla come Moretti laddove si auspica che l´iniziativa da lui lanciata «rimanga sempre aperta a tutti coloro - uomini e donne, movimenti e associazioni, forze e raggruppamenti politici - che la vorranno condividere». Tutto questo a parole, ma nei fatti come la mettiamo? Che interventi concreti intendono prendere i leader del centrosinistra per allargare il fronte della coalizione? E Prodi quali indicazioni di rotta intende impartire? Moretti, nel suo appello rimarcava che: «una coalizione forte e credibile deve attrarre e persuadere non porre barriere ancor prima di cominciare il proprio cammino» e ammoniva: «Accettare il veto dei socialisti dello Sdi sulla partecipazione dell´Italia dei Valori di Di Pietro significa senz´altro dividere non unire». Ebbene, noi dell´Italia dei Valori vorremmo una risposta chiara al riguardo. Ribadiamo la nostra disponibilità a rispondere favorevolmente all´appello di Prodi e al messaggio di «unitarietà delle opposizioni» che in questi ultimi tempi l´elettorato di centrosinistra ha cercato di comunicare ai propri partiti. L´Italia dei Valori (che, vivaddio, fino a prova contraria rappresenta con il suo quasi 4% la quarta forza politica dell´opposizione) ad oggi non ha avuto alcuna risposta (nonostante specifiche richieste che ho personalmente rivolto, anche per iscritto, ai leader di partito). Solo un assordante silenzio. Gli unici che hanno detto qualcosa sono stati quelli dello Sdi ma solo per respingerci a male parole (poverini vanno capiti, sono orfani di un´era di "vacche grasse" che non c´è più, anche per colpa o merito mio). E allora, la domanda finale a Romano Prodi è: «Tu che intenzione hai? Almeno tu ci puoi rispondere?». Interloquendo con Nanni Moretti affermi che «non c´è nulla di male se all´appello rispondono per primi solo alcuni partiti". Già, ma che hai intenzione di fare se uno dei partiti risponde positivamente e taluni altri gli sbattono la porta in faccia? Era questa una delle domande di Nanni Moretti e a cui né tu né gli altri avete ancora risposto. (Da "La Repubblica" 7-11-2003)
venerdì, novembre 07, 2003
La lettera di Moretti a "Repubblica", come speravo, ha innescato un dibattito sul futuro del centrosinistra; questa è la risposta di Romano Prodi pubblicata il 6-11-2003 sempre su "Repubblica".
Cominciamo a costruire la casa comune dell'Ulivo
di Romano Prodi
Caro direttore, arrivo da New York, scendo dall´aereo, prendo in mano Repubblica e vi trovo una lettera di Nanni Moretti. Moretti parla dell´Ulivo, della mia proposta di una lista unitaria dei riformisti per le prossime elezioni europee e dice che l´elettorato di centrosinistra «esprime una richiesta semplice e precisa: trovare un modo per stare tutti insieme, intorno a un programma capace di individuare temi forti e condivisibili». Parla anche, Moretti, dei valori che contraddistinguono il centrosinistra: «legalità internazionale, pace, difesa dello stato sociale, tutela dell´ambiente, difesa del pluralismo dell´informazione». Come non essere d´accordo con lui? Come non vedere in un progetto autenticamente riformista sostenuto dall´impegno unitario di forze politiche, movimenti e cittadini le condizioni migliori, anzi le condizioni necessarie per un governo dell´Europa, e con l´Europa dell´Italia, all´altezza delle sfide alle quali ci chiamano i grandi cambiamenti delle nostre società? Sono ambizioni alte. Cosi´ alte che hanno bisogno di essere coltivate con cura, con attenzione, con pazienza. Quando ho avanzato la proposta della lista unitaria mi sono rivolto a tutti i riformisti, persuaso che la scelta e la passione per l´Europa e i valori della libertà, della giustizia, della solidarietà li unissero già ora, quale che fosse la famiglia o la tradizione politica alle quali essi sentissero di appartenere. Se tutti insieme opereremo per garantire che questa nuova iniziativa, questa nuova avventura della nostra politica e della nostra vita in comune rimanga sempre aperta a tutti coloro, uomini e donne, movimenti e associazioni, forze e raggruppamenti politici, che la vorranno condividere, che male c´è se all´appello avranno risposto per primi solo alcuni dei partiti del centrosinistra? Non tema Moretti. E non temano con lui tutti coloro, come, tra gli altri Ochille Occhetto, che giustamente invitano a non ridurre ad un gioco in difesa quella che deve essere una partita di attacco a tutto campo, di movimento, impeto e fantasia. Credo, sento che siamo sulla buona strada. Percorriamola tutti insieme, partiti politici e società civile. Uniti. ("La Repubblica"-6.11.2003)
mercoledì, novembre 05, 2003
Finalmente si è rifatto vivo Nanni Moretti, con questo articolo uscito oggi su Repubblica; speriamo che anche questa volta le sue parole, siano il "motore" per un dibattito serio e concreto sul futuro del centrosinistra. Buona lettura. Enrico D.G.
UNA LISTA DI TRE PARTITI NON RILANCIA L'ULIVO
NANNI MORETTI
Caro direttore, veramente molto unitaria questa lista dell´Ulivo per le elezioni europee! Tre partiti dentro e quattro fuori. Non mi sembra che l´appello di Prodi andasse in questa direzione. E la stessa domanda di unità che viene dall´elettorato di centrosinistra esprime una richiesta semplice e precisa: trovare un modo per stare tutti insieme, intorno a un programma capace di individuare temi forti e condivisibili. Queste elezioni potrebbero offrire al centrosinistra l´opportunità di unirsi su valori che lo contraddistinguono: legalità internazionale, pace, difesa dello stato sociale, tutela dell´ambiente, difesa del pluralismo dell´informazione. I partiti dell´Ulivo hanno presto rinunciato a costruire il massimo di unità possibile: mentre alcuni si sono chiamati fuori, altri hanno fatto una scelta nella quale è sempre più difficile riconoscere la proposta iniziale. Una lista composta da soli tre partiti (Ds, Margherita, Sdi) rischia di ottenere risultati tutt´altro che unitari e questa divisione iniziale può innescare una vera e propria esplosione centrifuga del centrosinistra, creandone due parodie: la versione "riformista" e la versione "radicale", entrambe con poca voglia di parlarsi e di vincere. Milioni di elettrici ed elettori si sentirebbero così ancora una volta ostaggio di una decina di dirigenti, della loro mancanza di generosità e di lungimiranza politica. Lasciare una parte del proprio elettorato senza rappresentanza è una responsabilità grave: accresce i rischi di astensione, riducendo la possibilità di successo. Penso che una via d´uscita, finché si è in tempo, sia quella di riprendere la proposta di Prodi ripartendo dal cammino interrotto nel ´96: una federazione di partiti, aperta alla società, che parta dal programma e che riesca a trovare un´intesa con Rifondazione comunista. Questa formula si è già dimostrata vincente pochi mesi fa nelle elezioni amministrative, e allora perché non realizzarla anche per le europee? Una coalizione forte e credibile deve, con personalità e autorevolezza, attrarre e persuadere, non porre barriere ancora prima di aver cominciato il proprio cammino. Accettare il veto dei socialisti dello Sdi sulla partecipazione di Antonio Di Pietro significa senz´altro dividere, non unire. Non è questo il messaggio che l´elettorato di centrosinistra ha cercato di comunicare negli ultimi due anni ai propri partiti. Non è questo il messaggio positivo che c´era nella proposta di Prodi. O forse avevo capito male? ( Da "La Repubblica" 5-11-2003 )
Non saprò niente di voi come voi non saprete di me. Ci passeremo accanto ma non ci toccheremo; conoscenti soltanto, nomi su un foglio, senza emozioni nè sentimenti. Cosa ci resta da fare adesso? Possiamo forse cambiare? Abbiamo ancora il tempo?
Enrico D.G.
martedì, novembre 04, 2003
lunedì, novembre 03, 2003
L'ESAGERATO
"L'Unità non è un giornale libero, è un foglio tendenzialmente omicida. Omicida, proprio omicida: è un foglio che predica odio e annientamento dell'avversario con una rovente capacità ideologica di trasformare ogni questione in questione personale. E' quindi un foglio linguisticamente e tecnicamente omicida." Giuliano Ferrara a "Porta a Porta", 30 ottobre
domenica, novembre 02, 2003
"...dimentichiamo posizioni, rotte e nomi e siamo piccoli, stupiti viaggiatori soli e tutto questo vento intorno invece...è Lusitania.
e siamo piccoli, mediocri viaggiatori soli e tutto questo vento intorno invece... è Lusitania..."
Ivano Fossati
sabato, novembre 01, 2003
.......è bello essere trasparente, invisibile.....essere dimenticato.....ascoltare la musica per rinascere...alzare lo stereo al massimo, con la canzone migliore, sentirla vibrare dentro...essere pioggia, fitta, cadere sulla gente, dentro ai "tombini"...camminare bagnandosi...scrivere parole con la chitarra, in cucina, come quel cantante che non c'è più...chissà dove è andato a finire?...chissà dove finiremo?...chissà perchè finiamo?...lasciare qualcosa...lasciare ricordi...lasciare poesie...prendere la giacca...uscire di notte, la pioggia, il vento e prendere una strada, una qualunque, una qualunque, una qualunque......
Enrico D.G.
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